Il Soft Power calcistico del Marocco

Il Soft Power calcistico del Marocco

Molte partite delle qualificazioni africane per i mondiali di calcio si giocano in Marocco. I motivi sono principalmente legati alle scarse infrastrutture sportive e alla poca sicurezza dei Paesi che dovrebbero ospitare le partite in casa nei propri stadi. Molti stadi non sono omologati dalla Fifa o dalla Caf (Confederazione Africana di Calcio). La Caf effettua ispezioni e spesso dichiara “non idonei” gli impianti. Ci sono dei parametri Fifa da rispettare e si spera che tutto venga rilevato in modo corretto. Alcuni Paesi attraversano conflitti interni o situazioni di instabilità politica che non permettono di garantire lo svolgimento sicuro delle partite. E qui si inserisce il Marocco che ha molti stadi moderni di livello internazionale (Casablanca, Rabat, Tangeri, Marrakech, Agadir, ecc.). La federazione marocchina è spesso disponibile a ospitare le partite di altre nazioni africane che non possono giocare in casa. Anche per questo è diventato una sorta di “hub” calcistico africano. L’aspetto interessante è che il Marocco esercita una sorta di Soft Power geopolitico, coinvolgendo lo sport, per affermare l’autorevolezza di un Paese in crescita e in grado di gestire situazioni difficili di altri Paesi del continente Africano.  Attraverso il calcio, il Marocco stringe rapporti con Paesi africani che possono sostenerlo in altri ambiti politici (come il dossier delicato del Sahara Occidentale) e offrire ospitalità sportiva diventa un modo per ottenere alleanze diplomatiche. Dodici partite del Marzo 2025 si sono giocate in Marocco coinvolgendo 6 Nazionali: Repubblica Centraficana, Burundi, Comore, Burkina Faso, Etiopia e Madagascar. Nelle partite di Giugno 8 Nazionali: Sierra Leone, Repubblica Centraficana, Gambia, Sao Tomè, Gibuti, Guinea, Ciad, Seychelles. Questo significa che ben 13 Nazionali non hanno potuto e non possono giocare nei propri stadi dovendo inoltre affrontare viaggi lunghissimi. Pensiamo a Comore, Seychelles e Gibuti per esempio. Al di là della regolarità degli incontri tutta da verificare considerando i problemi logistici ci sono dei costi da sostenere che ovviamente questi Paesi non sono in grado di affrontare nella maggioranza dei casi. Come si cerca di ovviare? La CAF, insieme alla FIFA, stanzia fondi di solidarietà e contributi per le competizioni ufficiali (come le qualificazioni al Mondiale). In molti casi copre almeno in parte i costi di viaggio e alloggio per le federazioni che devono giocare “in esilio”. Attraverso il programma “FIFA Forward”, ogni federazione riceve fondi annuali per lo sviluppo del calcio e per le competizioni ufficiali. Una parte può essere destinata agli spostamenti della nazionale. Non di rado la federazione marocchina (FRMF) si offre di coprire alcuni costi logistici (uso gratuito dello stadio, organizzazione di sicurezza, a volte anche l’alloggio locale). Il Soft Power di cui sopra. In alcuni casi i governi (tramite i ministeri dello sport) o sponsor privati aiutano a coprire i viaggi della nazionale, perché le federazioni da sole non ce la farebbero. L’abilissimo Presidente della Federazione Marocchina di Calcio Fouzi Lekjaa (che ha ruoli di rilievo nella CAF e nella Fifa) offre gratuitamente gli stadi per avere il ritorno di visibilità per il Marocco a livello internazionale. Non dimentichiamoci che lo stato maghrebino ha ottenuto l’ospitalità di alcuni incontri dei mondiali del 2030. A livello sportivo una situazione sicuramente scabrosa che si verifica purtroppo solo in Africa. Sappiamo quanto il Calcio sia popolare nel continente ma milioni di tifosi non possono vedere giocare i loro beniamini per motivi incomprensibili ma cronici di una terra storicamente sfruttata e mai valorizzata. E così ieri sera la Guinea di Serhou Guirassy, centravanti del Borussia Dortmund, ha giocato la partita con l’Algeria a Casablanca davanti a poche persone. I bambini Guineani per vedere il loro idolo dovranno aspettare. Non si sa quanto.