Independiente-U de Chile: la guerra fredda tra due Paesi
Tutto il mondo ha potuto tristemente vedere ciò che è accaduto nella partita di ritorno di Coppa Sudamericana tra Independiente e Universidad de Chile. Una battaglia tra tifoserie che non ha prodotto morti per pur caso. Dalla sera della partita in poi si sono sviluppati tutta una serie di episodi con accuse reciproche non solo tra le due società sportive ma che hanno coinvolto nche le istituzioni dei due Paesi: interventi del Presidente Cileno Boric e del Governatore della città di Buenos Aires Kichiloff, accuse dei Cileni alla Polizia di Avellaneda (Buenos Aires) di aver sequestrato e torturato i tifosi della U per ore, accuse degli Argentini ai Cileni colpevoli di essere arrivati con l'intento di provocare incidenti appositamente e qualcuno che ha velatamente sospettato in rete che tra i Cileni ci fossero agenti dei Servizi Segreti infiltrati ad hoc con lo scopo ultimo di accendere una crisi politica tra i due Paesi per alimentare la già precaria situazione dei rapporti tra Cile e Argentina. Ovviamente molte sono esagerazioni ma tra i due Paesi non corre buon sangue storicamente fin dai tempi in cui il Cile appoggiò gli Inglesi nella guerra delle Malvinas. Non manca mai infatti ad ogni incontro che vede contrapposte le nazionali o squadre di club il coro degli Argentini "chi non salta è un inglese". Insomma una situazione da guerra fredda provocata probabilmente da un centinaio di violenti come se ne vedono tanti nel mondo alle partite di calcio. In Sudamerica però tutto viene amplificato ed è difficile da capire in questa parte del mondo. Provata a pensare a una guerra diplomatica tra Francia e Italia per avvenimenti che accadono dentro uno stadio.
Da settimana prossima inizieranno le udienze presso della sede della Conmebol per stabilire le sanzioni e si preannuncia battaglia legale tra le due delegazioni. Speriamo finisca tutto lì.